Giocatore: Grammatica Fortunato detto “Rino”

Fortunato “Rino” Grammatica

Nato il 7/05/1923 a Crema (Cremona)

Ruolo: mezz’ala. Altezza: – Peso: –

Stagione

Squadra

Categoria

Pres.

Reti

1940/1941

Legnano

C

4

1941/1942

Sanremese

C

11

1942/1943

Sanremese

C

1943/1944

Nazionale Militare

1944/1945

Legnano

Camp. di guerra

1945/1946

Legnano

B-C

4

1946/1947

Sanremese

C

1947/1948

Sanremese

C

1948/1949

Sanremese

C

1949/1950

1950/1951

1951/1952

1952/1953

1953/1954

1954/1955

Sanremese

Sanremese

Savona

Albenga

Dianese

C

C

D

D

Promoz.

Note: Grammatica amava il calcio in maniera viscerale, totale. Un amore di quelli veri, che durano tutta una vita. Prima giocatore di buon livello, poi allenatore apprezzato e rispettato che sapeva (e voleva) stare soprattutto con i giovani. Un maestro di sport e di vita: questa era Fortunato (“Rino”) Grammatica, al quale la Carlin’s Boys ha voluto dedicare il suo Torneo Internazionale dal 2000. Ed era così legato alla Carlin’s che ha voluto essere seppellito con la vecchia divisa sociale, quella che aveva indossato con orgoglio negli anni ’60. Rino ha allenato centinaia di sanremesi, almeno tre generazioni, e ha lasciato in tutti un ricordo indelebile tramite il suo insegnamento e il suo esempio. Ma andiamo con ordine.Come calciatore aveva cominciato nel Rapid Milano, poi nel Legnano. Alla maglia “lilla” era rimasto affezionato, al punto che l’Atletica Foce (di cui era stato socio fondatore) adottò il “lilla” come colore sociale in suo onore. Arrivò a Taggia per il servizio di leva (Artigliere nella G.A.F.), giocando anche nella nazionale militare; la Sanremese non perse l’ occasione: con lui anche come capitano disputò sette campionati in biancoazzurro nella Serie C degli anni ’40 e ’50. Fu uno dei maggiori protagonisti, come testimonia il fatto che, pur giocando mezzala, un anno risultò capocannoniere con 11 reti. Lo chiamavano “motorino” per la sua generosità in azione, e famose ed apprezzate erano le sue rovesciate “alla Piola”.

Solo un banalissimo infortunio alla caviglia, in allenamento, gli precluse la possibilità di passare ad una delle due massime squadre milanesi che in quel periodo se lo contendevano.

Ma le doti per le quali si faceva amare, e che poi da allenatore trasmise ai giovani, furono la correttezza ed il rispetto. Dopo la Sanremese (era il ’51) approdò al Savona in veste di giocatore-allenatore, figura che ricoprì poi anche nell’ Albenga e quindi nella Dianese. Dal 1960, per dieci anni consecutivi, fu il responsabile unico del prestigioso settore giovanile della Carlin’s Boys. Ottenne qui numerosi risultati collaborando con Sergio D’Andrea, fra i quali l’iscrizione dei neroazzurri al campionato nazionale di seconda categoria (“federati”) dove i giovani calciatori dopo i 18 anni, se non richiesti da squadre di maggior spessore, potevano proseguire la loro attività agonistica. Altra panchina per lui fu quella della Ventimigliese, che affrontò in quegli anni in Promozione la vincente Sanremese di Brenna e con la quale concluse il torneo a metà classifica. Vinse poi un campionato con il Sanremo 80 del presidente Minti per poi ritornare alla sua vera passione: l’insegnamento dei fondamentali alle giovanili del Don Bosco Vallecrosia, della Sanremese e nuovamente della Carlin’s Boys. La città di Sanremo si è  ricordata del passato sportivo di “Rino” dedicandogli i campetti in sintetico del Comunale di Sanremo. Nel 1998 l’ ultima esperienza in campo di Rino, con l’ allora scuola di calcio unificata Sanremese-Carlin’s Boys. Poi, l’ età e gli acciacchi lo avevano costretto a passare la mano. Ma non si era arreso, continuando a rimanere nel mondo dello sport in veste di presidente della Bocciofila Foce. Nel frattempo, come dirigente dell’Unione Nazionale Veterani dello Sport, sez. A. Morosini di Sanremo, crea la sezione calcio e come allenatore la porta al successo in due edizioni consecutive del torneo di Marsiglia. Poi, organizzava tornei e gite e, un paio di volte la settimana, dirigeva sedute ginniche per anziani. Ora Rino vive nel ricordo di quanti ne hanno apprezzato le grandi doti umane e hanno imparato ad amare il calcio (e non solo) nel modo più sincero e genuino, e riposa a Taggia, città che lo aveva adottato.

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