Dirigente: Ferrari Stefano

Introduzione: professione: preside scolastico, ora in pensione. Hobby: uno, estremamente impegnativo, di nome Sanremese. Di cui ha attraversato, da testimone diretto e privilegiato, più di un quarto di secolo della sua storia. Stefano Ferrari è un dirigente, a modo suo, unico nella storia del calcio.

Un “fedelissimo” della Sanremese dove entrò, come dirigente, a metà degli anni ’70. Da allora ha vissuto tappa su tappa la vita biancoazzurra senza mai, naturalmente, abbandonare la sua professione di preside nella scuola media cittadina “G. Pascoli”. Fallimenti, trionfi, cadute e resurrezioni: il “preside” non ha mai mollato. Dirigente, addetto stampa, ma soprattutto accompagnatore ufficiale: pur ricoprendo molti e diversi ruoli, è quasi sempre stato il braccio destro, l’uomo di fiducia di tutti i presidenti che si sono avvicendati alla Sanremese negli ultimi 30 anni. Perché? Semplicemente perché il “preside” era indispensabile. Soprattutto nella sua funzione, non dichiarata ma mai messa in discussione, di capo della diplomazia biancoazzurra.

Attività in seno alla Sanremese: a trattare con l’amministrazione comunale, con altri enti, con la Lega, con la stampa e con la Federazione era soprattutto lui. A mediare, in casi difficili, tra società e giocatori anche. Un abile tessitore di rapporti ed amicizie. Organizzatore infaticabile di trasferte, di percorsi fra ristoranti, alberghi, campi d’allenamento in lungo e in largo quando si stava in Serie C, nei limiti della provincia quando, ahinoi, il palcoscenico era solo la Terza Categoria. La sua passione per i colori biancoazzurri, però, lo ha reso resistente a tutte le burrasche societarie. Conoscitore attento delle norme federali, ha gestito quasi tutti i casi che, a livello di giustizia sportiva, hanno interessato la Sanremese. Quasi indispensabile in una società che, anche nei momenti di maggior fulgore, non ha mai assunto dimensioni “aziendali”, ma è restata sempre ad una dimensione “familiare”.

Il capolavoro della rinascita: addirittura fondamentale fu la sua azione nel 1987, quando la Sanremese sparì nel vortice del fallimento. Fu soprattutto lui a cucire, in quella difficile estate, in una città che aveva assistito indifferente al tracollo biancoazzurro, le file per la rinascita. Trascinando assieme, allo stesso tavolo, amministratori comunali, imprenditori, ex dirigenti, giocatori. Quella “Sanremese 1904”, squadra di Terza Categoria da cui si è snodata la cavalcata fino alla C2 degli anni recenti, fu un capolavoro della sua diplomazia.

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