Allenatore: Soda Antonio

Antonio Soda

 Nato il 24/06/1964 a Cutro (Catanzaro)

Allenatore

Stagione

Squadra

Categoria

Piazzam.

2000/2001

Cutro

Eccell.

 

2001/2002

Cutro

Eccell.

 

2002/2003

Inattivo

2003/2004

Sanremese

D

Sub.

2° p.

2004/2005

Sanremese

C2

2005/2006

Spezia

C1

1° prom.

2006/2007

Spezia

B

 

2007/2008

Spezia

B

 

  Il predestinato – Una storia di calcio: Antonio Soda 

Introduzione al libro 

Lo scopo della seguente biografia professionale è quello di analizzare il più compiutamente possibile l’evoluzione sportiva di Antonio Soda, personaggio calcistico discusso ma di successo, inviso a molti ed osannato da altri. Tale percorso si snoderà attraverso tre punti fondamentali, la carriera da giocatore, da direttore generale e da allenatore, conditi da aneddoti e testimonianze di addetti ai lavori e tifosi che hanno avuto il piacere, e talvolta il dispiacere, di gravitare attorno alla figura eccentrica dello sportivo calabrese.

Primo capitolo: in origine, l’attaccante di Cutro 

Antonio Soda nasce il 24 giugno del 1964 in una piccola cittadina del catanzarese, Cutro. La sua carriera da attaccante (181 cm e peso forma di 75 kg) è ricca di soddisfazioni, con quindici stagioni vissute fra i professionisti e tre fra i dilettanti e un bottino globale di 84 reti realizzate a fronte di 402 presenze (in media un goal ogni 4,8 partite e 4,7 a stagione).

La sua avventura inizia a Catanzaro in Serie A nel 1982-83, con una presenza all’attivo (Catanzaro-Inter 1-2). Segue il prestito a Carbonia in C2 (31 presenze e 7 goals) e il ritorno a Catanzaro per quattro stagioni, due di Serie B e due di C1, con 78 apparizioni e 16 marcature complessive. Nella stagione 1988-89, i suoi quattro goals non bastano all’Empoli per ottenere la salvezza in Serie B, mentre la successiva stagione in C1 lo vede autore di sei reti (54 presenze e dieci “hurrà” totali con i biancoblu).

Il 1990-91 è tribolato ma vincente: si parte con sette apparizioni fra i cadetti con la maglia della Triestina (ma nessuna rete all’attivo), poi nel novembre 1990 arriva la chiamata del Bari in Serie A, dove l’attaccante ormai ventiseienne supera la prova di maturità andando a segno quattro volte in diciotto incontri.

Logica la riconferma con i pugliesi, coi quali colleziona un’altra stagione in Serie A: ancora quattro goals ma stavolta realizzati giocando 29 matches. Purtroppo il bottino di Soda non basta ai galletti per evitare la retrocessione nella cadetteria, ma la stima dei suoi ex tifosi rimane tuttora immutata.

 Secondo capitolo: Antonio Soda idolo del San Nicola di Bari, ricordi 

Addetti ai lavori e tifosi baresi sono concordi nel ricordare Antonio Soda: “Giocatore tosto, generoso e tanto, tanto grintoso. Insomma, un sanguigno che sul campo lasciava trasparire in modo inequivocabile i requisiti della sua terra. In una sola parola: un calabrese mai domo. In merito alle doti squisitamente tecniche non era granchè. Il suo punto forte era rappresentato dallo stacco e dal colpo di testa”. E ancora, un tifoso dei galletti ricorda i momenti più esaltanti: “Di Antonio Soda ho un buon ricordo. Più del goal rifilato alla Juventus, mi viene in mente con piacere quello segnato al Lecce allo Stadio Via Del Mare. Perdevamo uno a zero e lo sconforto era palese nella nostra curva. Al 90’ ci fu un calcio d’angolo in nostro favore, e grazie all’elevazione di Soda, che colpì il pallone di testa proprio sotto la curva dei leccesi, il pallone gonfiò la rete”. Infine, un aneddoto svelato da un capo-tifoso: “Come uomo posso chiaramente dire che Antonio Soda era uno di noi! Rimane indimenticabile un suo gesto in una lunghissima trasferta al nord, in cui io e altri ragazzi (circa una trentina), una volta arrivati, facemmo il biglietto dello stadio e nelle nostre tasche erano rimaste complessivamente, udite bene, 17.600 lire! Riuscimmo a sapere dove era l’albergo in cui soggiornava la squadra e nella hall sbucò proprio lui, Soda, che dopo averci guardato in faccia disse in un italiano misto dialetto: “Che è sicciss?”. Gli spiegai  la situazione in cui eravamo messi, e oltre a ringraziarci per aver seguito la squadra, mi disse: “Ma tu quella striscia in testa (nda: una fascetta biancorossa) non te la togli mai?”. Scoppiò una risata collettiva che durò 5 minuti buoni, al termine della quale, ci disse: “Aspettatemi dieci minuti, non preoccupatevi: vedrò di risolvere il problema!”.
Passò un quarto d’ora e uscendo dall’albergo, ci disse: “Ragazzi, questi sono per voi”.
Si trattava di 370.000 mila lire più otto biglietti di curva. Dopo i ringraziamenti di rito, prendemmo un pullman, e quando arrivammo vicino allo stadio trovammo due roulotte
di “paninari” e consumammo presso le stesse quasi tutti i soldi.
Concludo dicendo che Antonio Soda è un altro personaggio di un calcio che non esiste più, e questo per me che l’ho vissuto è molto triste”.  

Terzo capitolo: la fine del sogno Serie A e l’inizio del declino 

Nella stagione 1992-93, Soda si trasferisce in Serie B nella Spal, non riuscendo ad evitare la retrocessione in C1 con le sue due reti in 30 incontri. Va meglio la stagione successiva, iniziata ancora a Ferrara in terza serie (13 partite e due goals), e proseguita in Serie B a Palermo con 23 gettoni e otto marcature.

Nel 1994-95, avviene il ricongiungimento con la Spal in C1, e il bottino è lo stesso della stagione precedente: 13 presenze e due goals.

I tifosi spallini, a differenza degli entusiasti baresi, si esprimono negativamente su Soda: “Non ha lasciato un grande ricordo come giocatore. Inserito in una squadra con sogni di grandezza nell’anno dell’ultima promozione in B, anno che doveva preludere a un nuovo glorioso futuro e finì con una retrocessione, non convinse mai appieno. Centravanti classico di grande stazza e ancor più grande immobilità, non ha mai catturato l’apprezzamento e la simpatia dei tifosi ferraresi”.

E ancora: “Se devo citare un ricordo positivo, senz’altro il goal contro il Bologna in Serie B. Per quanto riguarda invece le cose da dimenticare, ricordo ancora quando a Cremona, sotto la nostra curva piena, Soda ebbe un pallone a cinque metri dalla porta. Si è girato in trequarti d’ora mandando il pallone in giravolta in curva, nonostante Brescia (nda: suo compagno di squadra) dietro gli urlasse: “Lascia, porca tr**a, lascia!”.

Ma nell’ultima stagione a Ferrara, i soggettivi apprezzamenti tecnico-tattici lasciano spazio doverosamente ad una storia struggente che ha sicuramente segnato una intera stagione, nonché l’animo di Antonio Soda.

 Quarto capitolo: una amicizia speciale 

Nell’estate del 1994 giunge alla Spal un giocatore 21enne di ottime prospettive: Campione. Dopo l’esperienza alla Lodigiani, di fatto, la Spal doveva essere il trampolino di lancio della sua carriera, ma quel che è certo è che fu il suo primo ingaggio buono dal punto di vista economico. Va ricordato però che “Champ” (come venne soprannominato dai tifosi)  aveva lasciato casa poco più che bambino, salendo da Bari a Bologna insieme ad altre due baby promesse: Martino Traversa e Pepè Anaclerio (che poi venne alla Spal qualche anno dopo). Nessuno di essi riuscì a fare carriera. Quei bimbi prodigio, che vengono allontanati dalla famiglia molto precocemente e fatti crescere a migliaia di chilometri di distanza, al 99% si perdono per strada. Ma questo è un altro discorso.

Va invece detto che tutti e tre hanno sempre parlato della profonda malinconia che di fatto li aveva colti quando si trovarono catapultati dal profondo, caldo ed accogliente Sud a Casteldebole, dove vivevano soli.

Champ disse che a Ferrara voleva ritrovare anche il sorriso: frase emblematica di quello che deve essere lo stato d’animo di un ragazzino cui il calcio aveva tolto l’infanzia. Ma la famiglia di “Champ” non navigava nell’oro, e il Bologna aveva offerto una bella somma… E probabilmente il ragazzo girava ai suoi, mensilmente, parte dell’ingaggio.

Soda rimase subito colpito dalla malinconia di Campione e dal fatto che fosse un ragazzino con pochissime idee sulla vita e su come “si sta al mondo”. Si narra che dopo aver preso la prima mensilità alla Spal, Campione sia arrivato al Centro di Via Copparo (nda: sede degli allenamenti a Ferrara) con un paio di scarpe in pelle rosse fiammanti, pagate uno sproposito, e che Soda gli abbia fatto un “cazziatone” sul valore del denaro e sulla necessità di non farsi prendere dalla foga di spenderlo in frivolezze…

In sostanza, Soda cominciò a fargli da padre e di fatto Campione si trasferì da lui. Tra i due c’era un legame fortissimo. Erano sempre insieme.

 Quinto capitolo: la tragica notte del 14 settembre 1994 

Così il “Resto del Carlino” di Ferrara del 15 settembre 1994 apre la cronaca. Titolo: “Muore Campione, gravissimo Totò Soda”. Al sommario: “Tragedia nella notte. L’auto finisce contro un platano a Cona”. All’occhiello: “Tornavano da un cena. Zamuner dietro di loro: è stato il primo ad accorrere. Donigaglia (nda: Presidente della Spal) da Roma: dobbiamo reagire. Incredulità e disperazione. Fino all’alba tutta la Spal in lacrime all’ospedale”.

Ma ecco l’articolo: “Una curva maledetta che ha mietuto decine di vittime si è portata via ieri sera intorno alle 22 un’altra giovane vita. Quella di Giuseppe Campione, 21 anni appena compiuti, la terza punta del discusso tridente Soda-Campione-Bizzarri che la domenica fa sognare i tifosi biancazzurri. E la stessa sciagura strapperà per molti mesi dai campi di gioco anche Totò Soda, 30 anni, che giace in rianimazione, intubato per il forte trauma toracico riportato nell’impatto della sua Bmw contro un platano della provinciale per Portomaggiore. Non pare però in pericolo di vita.

I due compagni di squadra insieme col fratello di Soda, Gianluca, 19 anni, avevano trascorso la serata al ristorante “Il Pirata” di Voghiera. Alle 21:25 il terzetto si è alzato dal tavolo e si è avviato verso Ferrara sulla Bmw 320 coupè targata Catanzaro di proprietà del numero 9 della Spal. Al suo fianco si è accomodato Campione, che pur essendo arrivato solo quest’anno aveva particolarmente legato con Totò mentre dietro si è seduto Soda junior che da una decina di giorni è ospite a Ferrara del fratello. Giunti alla doppia semicurva che porta al casello ferroviario nei pressi di Cona, le ruote hanno preso la terra della banchina, la macchina ha cominciato a sbandare e Soda ne ha perso totalmente il controllo. In frenata, l’auto si è sollevata sull’avantreno e ha finito in picchiata, col semiasse posteriore alzato, contro uno dei platani che costeggia la carreggiata.

L’impatto è stato tremendo: la pur potente vettura tedesca si è accartocciata e per Campione, rimasto incastrato tra l’abitacolo e il fusto dell’albero, il capo schiacciato (molte tracce di suoi capelli sono stati trovati attaccati al tettuccio della macchina) non c’è stato scampo. Il giovane attaccante all’arrivo dei soccorsi era ormai cadavere. Subito al Sant’Anna è invece arrivato Soda mentre per disincastrare il fratello dalle lamiere hanno dovuto agire a lungo i vigili del fuoco. Lui è quello che se la caverà in minor tempo: solo un trauma cervicale e una lussazione alla spalla già ridotta. E’ ricoverato in neuro-chirurgia.

A dare l’allarme e informare quasi in tempo reale la società Giorgio Zamuner che era stato allo stesso ristorante con la fidanzata. Partito poco dopo, ha trovato la strada bloccata. Al poliziotto che dirigeva il traffico ha chiesto che cosa impedisse la circolazione e l’agente, senza riconoscere, gli ha detto che giocatori della Spal avevano avuto un incidente. “Ho chiesto la targa – racconta con le lacrime agli occhi, seduto su una panca del pronto soccorso – e quando ho sentito Catanzaro, ho avuto la conferma che si trattava di loro. Sono corso là vcino ma mi hanno detto che li avevano già portati via. Non mi sono neanche accorto che Campione era invece rimasto lì”.

Tornato alla macchina, Zamuner ha avvertito Botteghe che a sua volta ha diramato ad allenatore e compagni la triste notizia. Il tam tam ha portato in breve al Sant’Anna tutta la squadra. Sono arrivati anche il tifoso più acceso Luciano Garbini in compagnia del massaggiatore, poi, alla spicciolata, Papiri, Bugiardini, Brancaccio, Paolone, Bizzarri, Brescia, Stellini, Biliotti, Vaioli, Martorella, Bacci, Codispoti. Nessuno di loro aveva il coraggio di avvertire i parenti.

Soda, da poco sposato, è in attesa del primo figlio. Campione viveva a Bologna praticamente adottato dalla famiglia della fidanzata a Casalecchio. La sua famiglia abita a Bari e proprio la notte scorsa stava viaggiando in treno per venire su a trovarlo. A mezzanotte e mezza è arrivato però il fratello che sapeva solo dell’incidente ma nulla delle condizioni di Giuseppe e solo lì ha appreso l’agghiacciante verità. I genitori invece sono stati appunto raggiunti dalla notizia della tragedia alla stazione di Bologna.

Un lutto immane che ha lasciato sconvolta una squadra e ammutolito un intero ambiente. Presto, fuori dal pronto soccorso si è radunata una piccola folla di ultras che avevano intuito quanto accaduto ma non conoscevano i dettagli e interrogavano chiunque usciva per avere la conferma che mai avrebbero voluto. L’adorato tridente aveva in un solo, tremendo colpo perduto due delle punte di diamante”.

  Sesto capitolo: la carriera da calciatore professionista termina  

La carriera del Soda giocatore comincia a spegnersi sui campi di C2 fra il 1995 e il 1997, anni nei quali indossando le maglie di Turris, ancora Catanzaro e Giorgione, segna tre reti a fronte delle 40 partite giocate.

Il commiato dal campo vero e proprio giunge infine fra il 1997 e il 2000, con tre più che dignitose stagioni nel Campionato Nazionale Dilettanti a Pietrasanta (record di marcature stagionale per lui, 10), Ragusa (7) e Corigliano (9).

 Settimo capitolo: il ritorno a casa e la nuova vita da “mister” 

Da Corigliano (CS) a Cutro (CZ), il passo è geograficamente breve. Un po’ meno dal punto di vista lavorativo, visto che nel giro di tre mesi Antonio Soda passa dalle scarpe con i tacchetti alla tuta da mister. E’ una svolta nel segno della continuità quella che avviene nel suo paese natale, in quella Cutro rappresentata da una squadra nel campionato regionale di Eccellenza calabrese. Le ambizioni sono modeste, la rosa anche: l’unica speranza risiede nell’entusiasmo che solo un allenatore all’esordio può covare.

Un entusiasmo che c’è effettivamente, cosicché i risultati sono subito soddisfacenti: il Cutro si salva con relativa tranquillità, centrando un onorevole nono posto.

La stagione 2000-01, quindi, affibia immediatamente a Soda, a detta degli addetti ai lavori locali, l’etichetta di “tecnico affidabile, capace di centrare l’obiettivo prefissato”.

Per il campionato successivo, gli obiettivi non cambiano di molto, migliorano invece i risultati: un settimo posto che, con a disposizione una squadra “non di primissimo livello”, vale quanto una promozione.

Per la cronaca, nella stagione 2002-03 il Cutro non può più avvalersi della guida tecnica di Soda, e il suo successore non riesce nella nuova impresa della salvezza: la squadra calabrese retrocede così in Promozione.

 Ottavo capitolo: le prime contestazioni all’operato del Soda allenatore 

Far dimenticare ai tifosi Fausto Silipo, persona seria e corretta prima che diligente allenatore, si rivela subito una impresa ardua per Antonio Soda. La goccia che fa traboccare il vaso è la sconfitta interna ad opera della modesta Larcianese. Un 1-3 che lascia strascichi pesanti. A fine partita infatti, verso le 18:10, il Presidente Ruggieri affronta nel piazzale dei botteghini un centinaio di tifosi delusi, che chiedono civilmente spiegazioni in merito alle vicende dell’ultimo mese. A chi reclama a gran voce il ritorno di Silipo, Ruggieri risponde così: “Ci sono stati problemi fra noi che non posso svelare. Infatti non è mia abitudine sputtanare chi ha lavorato con impegno per me. Posso solo dire che l’aria dello spogliatoio era diventata pesante e nessuno dei ragazzi sperava più nella C2 per colpa dell’arrendevolezza del tecnico”. I tifosi (Kaos Sanremo su tutti), però, continuano a difendere l’ex allenatore biancoazzurro, sostenendo che la netta superiorità della Massese sulla Sanremese non sia da imputare a Silipo; ma l’imprenditore emiliano continua a difendere le sue scelte e il calciomercato diretto dall’ormai ex Direttore Generale Antonio Soda: “Non è possibile sentirsi dire alla seconda giornata che si ha bisogno di un centrocampista perchè il reparto mediano degli apuani pareva più collaudato. Io sono convinto che la Sanremese sia più forte della Massese, e alla pari di Juve Stabia e Rende (ndr: capoliste di altri gironi di Serie D). Non ho sopportato che Silipo, già a Dicembre, pensasse ai play-off. Sono cose che non stanno nè in cielo nè in terra”. A chi rimpiange la “cacciata” della coppia-goal Calabria-Trimarchi a Dicembre, disposta in concerto col responsabile tecnico Soda, il Presidente risponde: “Calabria ha avuto da me un contratto faraonico che nessun’altro in Serie D ha mai visto. Gli ho corrisposto una cifra superiore anche a quella destinata a Santini (ndr bomber biancazzurro con 13 reti). E quando è stato infortunato, ho pagato di tasca mia la cifra di 6000 euro per farlo curare insieme a Roberto Baggio al centro di riabilitazione Isokinetic di Bologna. Secondo voi l’ho voluto cacciare io? Chiedete a Silipo, piuttosto! Trimarchi non rendeva, forse aveva problemi familiari e vedevamo in allenamento che qualcosa lo turbava e non lo faceva rendere al massimo. Al loro posto poi, non abbiamo preso due “promesse” ma due giocatori “già fatti”: Lorieri (nb: già compagno di squadra di Soda al Giorgione nella stagione di C2 1996-97, un “fedelissimo” quindi), la domenica prima di venire da noi, aveva giocato 65′ in Arezzo-Varese in C1: sono riuscito a convincerlo, e con lui anche i genitori che non erano molto propensi al trasferimento. Leotta poi al Versilia aveva già segnato molti goals”. Ma ci sono anche critiche feroci rivolte direttamente al neo-allenatore Antonio Soda, con qualche tifoso che addirittura chiede il suo esonero. Ruggieri ribatte con decisione: “Soda è l’uomo giusto per noi. Per ricostruire una squadra non bastano 2-3 mesi, ma ne servono 8-9! Lui deve ricompattare la squadra moralmente e ricreare una nuova mentalità vincente. Con Silipo abbiamo sempre vinto giocando male e segnando “gollonzi” al 90′. Quando abbiamo vinto di misura sul Nuova Chiusi avrei mandato la squadra in ritiro ad Aosta, ma il tecnico era così tranquillo…”. Inoltre, il patron sanremese rincara la dose: ” Il campionato non l’ha perso il Presidente Ruggieri nei confronti del Presidente Turba (ndr della Massese), ma il tecnico Silipo contro il tecnico Indiani. Se noi avessimo avuto dall’inizio il tecnico toscano, avremmo collezionato 96 punti, di cui 10 regalati dalla Lega per meriti sportivi! E l’hanno scorso, i play-off li abbiamo persi contro una squadra (ndr la Sansovino) che aveva un terzo del nostro potenziale”. Ma le stangate non sono finite qui, col Presidente ad accusare anche i giornalisti locali e gli arbitri : ” Basta parlare di Silipo, Calabria e Trimarchi. Noi abbiamo agito sapendo le cose, i giornalisti hanno scritto ignorando gli eventi. Sono stufo anche di questi arbitri che arrivano a Sanremo da due anni facendo i loro comodi. Voglio denunciare questi ragazzi a mezzo pubblico e chiedere un intervento di William Punghellini (ndr Presidente del Comitato Interregionale), il quale mi aveva gia assicurato che nessun complotto è stato ordito contro la Sanremese. Allora, è da due anni che su Sanremo c’è una maledizione delle giacchette nere di cui non comprendo le cause”. La confusione e la rabbia, insomma, regnano sovrane.

 Nono capitolo: dopo i play-off, il bilancio sul mercato (proficuo) di Soda 

Se i risultati premiano oltremisura i pochi meriti del Soda allenatore, non altrettanto si può dire del buon lavoro (perlomeno a livello qualitativo generale, poichè Silipo come abbiamo già visto contestava alcune carenze d’organico) svolto invece dal Soda uomo-mercato. Grazie a lui, infatti, sono giunti a Sanremo due “under” interessanti del Castrovillari (Serie D): il tecnico centrocampista Davide Lodi e l’estroso attaccante Manòlo Mosciaro.

Già nell’estate del 2004, Antonio Soda afferma: “Tutti e due sono giovani di belle speranze e se fossi un dirigente di una squadra di categorie superiori non esiterei a visionarli”.Effettivamente Lodi si rende protagonista a Sanremo non solo in Serie D, con oltre trenta presenze a campionato, ma anche in C2, con due stagioni non ottime ma sicuramente soddisfacenti.Discorso diverso invece per Mosciaro, definito a suo tempo da Silipo “l’Henry della Serie D”: nella C2 biancoazzurra del 2004-05, Soda lo ritiene poco utile alla causa, dirottandolo in prestito al Cosenza in Serie D. Non si tratta di una stagione esaltante (solo due reti), ma il ritorno a Sanremo per il campionato successivo gli vale la consacrazione: nove le reti realizzate, grazie alla fiducia riposta nel giovane dal nuovo mister matuziano, Gaetano Musella.

Da segnalare anche gli arrivi nella città dei fiori, per mano sempre di Soda, di Fabrizio Gambardella e Giuseppe Benincasa (2003-04). Il primo, eclettico giocatore di difesa e centrocampo, come abbiamo già avuto modo di dire, ha segnato il goal decisivo della finale play-off, salvando la Sanremese dal baratro di un altro anno di Serie D e la carriera da mister di Soda. Il secondo, utilizzato più col contagocce, ha ravvivato spesso nei secondi tempi l’attacco biancoazzurro, venendo però considerato meno di quanto i suoi valori tecnici e umani imponessero.

 Decimo capitolo: il momento più basso, contestazioni e reazioni 

La nuova stagione, in Serie C2 dopo un ripescaggio agostano a lungo agognato, parte sotto i peggiori auspici. In Coppa Italia, la Sanremese è eliminata al primo turno. In campionato, dopo quattro giornate, i biancoazzurri giacciono in fondo alla classifica con un solo punto raggrannellato. 29 settembre 2004, ore 16:15. L’aria che tira alla vigilia del match decisivo (il quinto del campionato) con la Pro Sesto non è delle migliori. Sugli spalti del campo di allenamento di Ospedaletti, cinque tifosi minorenni e non appartenenti a gruppi organizzati sistemano uno striscione che recita così: “Soda intoccabile? Non per noi”. E’ il principio del caos.

L’allenatore, che sta dirigendo una seduta tattica, si accorge della civile contestazione, e comincia ad urlare ripetutamente all’indirizzo dei giovani tifosi: “Voi non sapete cosa state facendo!”. E ancora: “Chi siete! Chi vi ha mandato!”. I ragazzi, dal canto loro, reagiscono con indifferenza.

A questo punto, Soda decide di interrompere l’allenamento e di passare all’azione in prima persona. Lascia il campo, si precipita furiosamente verso i contestatori, e grida ancora: “Andatevene o vi metto le mani addosso!”. E insiste: “Chi siete! Chi vi ha mandato! O togliete ‘sto striscione o vi spacco la testa!”. Ci sono tutte le premesse perché si arrivi allo scontro fisico, nonostante la riluttanza dei ragazzi alla violenza.

Solo l’intervento del magazziniere Giancarlo Morganella evita guai peggiori. Lo stesso si occuperà della rimozione dello striscione. Terminata la bufera, il mister torna in campo, non prima di avere ribadito l’invito ai cinque tifosi di “non farsi più vedere a campo”.

Occorre sottolineare che il “fattaccio”, ripreso in esclusiva dal sito non ufficiale della Sanremese con tanto di dichiarazioni degli interessati, viene largamente taciuto da alcuni organi di informazione o artificiosamente ridimensionato da altri.

   Undicesimo capitolo: l’antivigilia della partita spartiacque per la carriera da allenatore 

Poichè la stampa e le emittenti ufficiali tendono a ignorare il “fattaccio”, la società non ha bisogno di preparare imbarazzanti quanto improponibili smentite pubbliche. Tutti i tifosi, però, sono al corrente della situazione (il sito non ufficiale della Sanremese, nel 2004, è l’unico ma conosciutissimo approdo informatico per i tifosi biancoazzurri) e le discussioni di tutti vertono attorno al “caso-Ospedaletti”.

Non a caso, la tifoseria organizzata redige un comunicato stampa congiunto (Irriducibili Sanremo, Kaos Sanremo e Club Boazzo) per esprimere la propria posizione in merito: “Precisiamo che la manifestazione di protesta attuata da alcuni ragazzi, è frutto di un autonoma decisione degli stessi che non fanno parte di nessun Club di tifosi biancoazzurri. Vogliamo altresì evidenziare, però, che ognuno è libero di protestare come e dove vuole se lo fa civilmente, ed i ragazzi in questione l’hanno fatto. Pur considerando comprensibile il nervosismo del Sig. Soda, riteniamo sproporzionata ed illiberale la sua reazione. E’ per questo che siamo solidali con quei ragazzi, mossi senz’altro da una grande fede biancoazzurra”. L’atmosfera è pesante.

I giornali non possono che parlare di “ultima spiaggia” per la Sanremese e per Antonio Soda. Ecco però come il sito non ufficiale (capiremo successivamente perchè si cita in modo particolare questo articolo) presenta la sfida decisiva con la Pro Sesto: “Ci siamo. L’ora del “redde rationem”, o se preferite della resa dei conti, sta per scoccare. I fari sono puntati su una delle sfide più importanti della storia recente della Sanremese, quella con la Pro Sesto. Squadra arcigna, saldamente di categoria quella milanese, che verrà a Sanremo per ingranare la marcia giusta e per agganciare così le “magnifiche prime cinque”. Ma la Sanremese non sarà, per forza di cose, una remissiva squadra-materasso. Il Presidente Ruggieri ha già tracciato un rotta precisa (“Voglio almeno quattro punti dalla doppia sfida casalinga con Pro Sesto e Carpenedolo”): se la nave biancoazzurra non riuscirà a seguirla, il rischio di affondamento sarà alto. Tanto più che Soda, pare non aver più saldo fra le mani il timone: scarseggiano i risultati (una vittoria in gare ufficiali su otto disputate, giunta peraltro in Coppa Italia contro una Valenzana già eliminata), e per la prima volta in questa stagione viene, ufficialmente, criticato dai tifosi. Mai, nemmeno l’anno scorso quando in D il bottino fu magrissimo (subentrato a Silipo, raccolse due vittorie, quattro pareggi e tre sconfitte in campionato; una vittoria e tre pareggi nei play-off ), Soda fu trascinato, come accade invece oggi, così violentemente sul banco degli imputati. L’accusa è grave: le scarse cognizioni tecnico-tattiche e il temperamento non adeguato, secondo i supporters, si ripercuotono sull’ atteggiamento dei giocatori e sui risultati conseguentemente inaccettabili. L’aggravante, che giunge inaspettatamente in fase d’appello, sa di condanna: cinque ragazzi, recatisi ad Ospedaletti per contestare l’allenatore civilmente durante un allenamento, sono stati scacciati in malo modo dallo stesso con offese ingiustificate. Ma torniamo ancora ad una dichiarazione del Presidente : “Ora non si può più sbagliare”. Un monito, perentorio e inderogabile, che piomba ( o almeno, dovrebbe piombare anche se lo stesso Ruggieri ha ribadito fiducia piena a Soda, che considera “un grande allenatore” ) soprattutto sul tecnico. Domenica, il bivio decisivo: se sarà vittoria o pareggio la situazione rimarrà tesa ma stabile e tendente al miglioramento, se dovesse arrivare la quarta sconfitta consecutive in campionato, è annunciato un cataclisma. Il rapporto tifosi-allenatore sarebbe irrimediabilmente compromesso, il progetto “dei quattro punti” di Ruggieri diverrebbe irraggiungibile (con, ipotizziamo, le conseguenze del caso), ma soprattutto la Sanremese cadrebbe in una voragine spaventosa. Per questo, per domenica, in molti non sanno cosa augurarsi: una vittoria che potrebbe (come no) cancellare la crisi o una sconfitta che, secondo molti, libererebbe la Sanremese dal suo male principale (Soda)? Difficile e antipatico lanciarsi in pronostici,  ma in tanti respirano aria di 0-0:  il pareggio, però, sarebbe il risultato peggiore, quello che darebbe il via ad un’altra settimana di passione. E i tifosi, in un senso o nell’altro, vogliono, hanno bisogno di una svolta. Per questo sarà opportuno che al “Comunale” si registri una buona affluenza; poi che ognuno preghi e tifi per il risultato che riterrà più opportuno: qualunque sia, a parte il pareggio, farà sicuramente (salvo strane alchimie) il bene della Sanremese”. 

Dodicesimo capitolo: il giorno del giudizio segnato dalla “lotteria dei rigori”  

10 ottobre 2004, è il giorno di Sanremese-Pro Sesto. Poco prima dell’inizio del match, nubi scure si addensano nel cielo che sovrasta la gradinata per poi sparire trafitte dal sole al fischio d’avvio. Presagi. Soda tenta l’ultima disperata carta, peraltro già suggerita da alcuni tifosi nelle interviste TV e dal sito non ufficiale della Sanremese: la rivoluzione tattica. Si passa dal 4-4-2 lineare, con due esterni di ruolo in mediana, al 4-3-1-2, col rombo a centrocampo formato da Pessotto vertice basso, Papa e Lodi ai lati e Iannolo vertice avanzato. La partita è equilibrata, la Sanremese imposta meglio il gioco ma non finalizza, esponendosi alle rare ed evanescenti ripartenze dei lombardi.Le due squadre si trascinano stancamente sullo 0-0 fino al 67’, quando un episodio folgorante rischia di far saltare il banco. Il giovane difensore sanremese Cassaro sgambetta Turetta in area di rigore: per l’arbitro Pinzani di Empoli è rigore. Sul dischetto per i lombardi va il bomber Lazzaro, che secondo il sito ufficiale della Pro Sesto, “non è al meglio”, ed il suo tiro poco angolato e a mezza altezza viene toccato da Rotoli: respinto. Lo 0-0, ora, diventa un “rischio concreto” ma più apprezzabile di prima.Invece, all’81’, giunge la svolta di una carriera, quella di Antonio Soda, e di una stagione, quella della Sanremese: sul cross del “Ringhio” matuziano Papa, Beccegato interviene scompostamente di mano in area: è ancora rigore, ma stavolta per i biancoazzurri.Sul dischetto va Pelatti, non uno specialista (il rigorista infallibile Iannolo era uscito dieci minuti prima), ma nonostante ciò, la palla si infila nell’angolo destro, ed il portiere si tuffa a sinistra: la Sanremese è in vantaggio per la prima volta in campionato.

Il finale non riserva altri colpi di scena: al triplice fischio, Sanremese batte Pro Sesto 1-0 raggiungendo quota quattro punti e due goals segnati dopo cinque giornate di campionato.

 Tredicesimo capitolo: il dopo-partita, fra interviste e “lezioni di anatomia” 

La prima vittoria da allenatore in C2, giunta alla quinta giornata, è salutata come una liberazione dal tecnico calabrese (che fino a qui ha uno score complessivo di sei vittorie in ventitrè partite da mister biancoazzurro): “Se prima che perdevamo era tutta colpa mia, ora che abbiamo vinto è tutto merito mio? Sono stufo di queste contestazioni senza senso: c’è gente prevenuta che forse vuole cacciarci (nb: l’uso del plurale è da attribuire al fatto che calcisticamente, l’allenatore Soda e il Presidente Ruggieri siano un’unica entità, un’unica mente) da Sanremo. Il nostro obiettivo, poi, ricordiamoci che è la salvezza: avere quattro punti ora (ndr: cioè dopo cinque gare) è un buon risultato, non siamo ultimi, quindi la situazione non è così drammatica come si voleva far credere”.La serie di interviste si conclude con un “pubblico ed accorato richiamo” del mister al gestore del sito non ufficiale della Sanremese, reo di avere reso noti i fatti di Ospedaletti: “Ti spacco in due, hai capito? Ti spezzo in due!”.

Il clima resta pertanto infuocato, ma la Sanremese trova il ritmo giusto e i risultati sembrano dare ragione a Soda: complice un campionato livellatissimo verso il basso, i biancoazzurri raggiungono e mantengono la vetta per qualche giornata seppur a suon di pareggi. Increscioso però si rivela il finale: una Sanremese vessata da errori arbitrali e tecnico-tattici, fallisce l’ultimo match della stagione a Valenza Po (0-3) e dice addio anche ai play-off (sesto posto).

 Quattordicesimo capitolo: l’inferno di Giulianova si abbatte su Soda 

Con il trasferimento in blocco di dirigenza e metà rosa della Sanremese allo Spezia, in C1, anche Soda compie un bel balzo professionale. La sfida è avvincente: riportare gli aquilotti in Serie B dopo 55 anni, in un campionato che vede il Genoa sicuro favorito. La lotta è alla pari, il Genoa sembra prevalere ma una penalizzazione di sei punti dei grifoni rimette in gioco gli spezzini. Che operano il sorpasso ed esultano. Occorre rammentare come senza quella penalizzazione, il Genoa avrebbe vinto a mani basse il campionato. Ma tant’è. Soda viene osannato, anche se durante la stagione ha avuto il suo bel da fare. 6 febbraio 2006. Si gioca la ventiduesima giornata del campionato di C1 girone A, la quinta di ritorno, fra Giulianova e Spezia. Si tratta di una bellissima partita, terminata sul punteggio di 2-2, ma giocata davanti ad un pubblico infuocato.

Ecco come un portale abruzzese commenta il preambolo alla gara: “(…) L’inizio di gara aveva già visto la presenza di molti ultrà del Giulianova contestare la panchina ospite e il suo allenatore Antonio Soda. Gli uomini di mister Giorgini, durante la partita di andata a La Spezia, furono pesantemente offesi all’ingresso degli spogliatoi, quindi l’attesa di giocare contro lo Spezia aveva alzato i toni della polemica”.

Quindicesimo capitolo: Antonio Soda porta lo Spezia in Serie B dopo 55 anni

 

La grande cavalcata si conclude quindi con un risultato strepitoso, che iscrive di diritto nella storia del calcio aquilotto il nome dell’allenatore Antonio Soda. I bianconeri conquistano la promozione matematicamente con una giornata di anticipo, grazie al pareggio a reti bianche a Padova e alla contemporanea sconfitta casalinga del Genoa per mano del Cittadella (1-3).

Tutti partecipano alla festa spezzina tranne l’allenatore del Padova, Maurizio Pellegrini, che per Antonio Soda usa parole di fuoco ai microfoni delle agenzie nazionali: “Duro botta e risposta tra Maurizio Pellegrino e Antonio Soda, al termine della gara di campionato di serie C1 tra Padova e Spezia, match che ha regalato ai liguri la promozione in serie B. Nel dopo partita i due tecnici si sono scambiati accuse e giudizi molto pesanti. Ha iniziato l’allenatore dello Spezia, Soda: “Il Padova ha una squadra e un allenatore mediocri. Non si capisce neanche come stiano messi in campo”. Qualche minuto dopo, la risposta di Pellegrino, al quale sono state subito riferite le considerazioni del suo collega: “Soda non è solo tecnicamente e sportivamente molto più indietro di me, ma lo è anche culturalmente. Lo Spezia non ha certo espresso il migliore calcio della categoria, è riuscito in qualche modo a vincere in casa diverse partite per 1-0 (nb: la stessa accusa che il Presidente Ruggieri aveva mosso a Fausto Silipo nella stagione 2003-04 a Sanremo!)”. Pellegrino ha caricato ancora: “Io se avessi fatto un altro mestiere sarei stato comunque capace di discutere con chiunque davanti a una pizza. Soda non è in grado di fare nemmeno quello. Conosco Soda da 25 anni e so che persona è. All’andata ci hanno riservato un’accoglienza indegna di una città civile come La Spezia”. 

Sedicesimo capitolo: Spezia, i risultati fra mille tensioni 

Non ci soffermeremo molto sulla prima esperienza fra i cadetti di Antonio Soda. Il motivo? Ricalca praticamente, nelle sue linee fondamentali, l’esperienza sanremese. Le lamentele del pubblico per gli scarsi risultati, gli errori tattici ingenui e il non-gioco, le risposte piccate del presidente Ruggieri, l’ammutinamento di diversi giocatori (Maltagliati in primis), le dimissioni nemmeno troppo convincenti e infatti subito rientrate con tanto di esaltazione del tecnico da parte dell’amico-presidente…infine la salvezza. Raggiunta arrancando ma raggiunta. Prima, gli spezzini evitano la retrocessione diretta battendo la Juventus a Torino con un goal all’89’ (i torinesi erano già matematicamente promossi da tempo), poi hanno il merito di sconfiggere nettamente ai play-out il Verona. Il tecnico viene ovviamente riconfermato, fra i quasi unanimi complimenti della stampa nazionale. 

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