Dirigente: Tonellotto Flaviano

Flaviano Tonellotto, agente immobiliare milanese d’adozione (è originario di Cavarzere, Venezia), è stato  calciatore delle giovanili dell’Inter e della Solbiatese. Architetto honoris causa, è proprietario dell’I.P.G. Immobil Prestige Group, ha tre figli da tre mogli diverse (l’ultima è Jeannine Kovoets), ed entra nel mondo del grande calcio nel 2005.

Acquista il pacchetto azionario della Triestina (Serie B) proprio quando mancano poche giornate alla fine del campionato (20 maggio 2005), per un valore variabile da 3 milioni di euro se la squadra rimane in B, a 1,5 miioni di euro se la squadra retrocede in C1.

A due gare dal termine della Serie B, Tonellotto propone alla squadra e allo staff medico e tecnico una inedita dieta macrobiotica, allo scopo di migliorare le prestazioni in campo, ed interviene sulle scelte tecniche di competenze dell’allora mister Tesser. Il tecnico ha un diverbio acceso con il Presidente: si sfiorano addirittura le dimissioni.

La squadra, frastornata, perde a Perugia, e prima dell’ultima decisiva partita con il Pescara al “Rocco”, i giocatori chiedono al Presidente di evitare polemiche ed iniziative inutili, al fine di concentrarsi solo sulla gara. Il ricompattamento del gruppo paga: la Triestina vince con il Pescara e poi si salva ai play-out con il Vicenza con un doppio 2-0 all’andata e al ritorno.

Lo spareggio-salvezza, vinto nonostante mille vicissitudini, sancisce la conclusione della trattativa: Tonellotto paga così il dovuto al proprietario Amilcare Berti, metà in assegni e metà in appartamenti a Trieste e Milano. In realtà, a detta del presidente Berti, gli appartamenti di Trieste non sarebbero mai stati ricevuti perché erano e sono tuttora in costruzione.  I progetti sono hollywoodiani: arrivare in Serie A vincendo tutte le gare, la costruzione di un centro sportivo per la prima squadra e le squadre giovanili, e la creazione di torri panoramiche allo stadio Rocco con cinema e ristoranti al loro interno, con tanto di presentazione alla stampa e sul sito web della Triestina. Nessuno di questi sogni verrà portato a termine.

L’estate non trascorre tranquilla: molti allenatori rifiutano la panchina triestina, e infine il prescelto Calori non è una scelta né comoda né gradita (non ha il patentino ed è stato bandiera dell’Udinese). Tonellotto ha però l’asso nella manica: gli affianca Adriano Buffoni (icona a Trieste per aver condotto, dopo oltre 25 anni, stagione 1982/1983, la Triestina in serie B con una squadra davvero bella e travolgente) e si dota del supporto di Totò De Falco (il Maradona di Trieste, per essere stato capitano e capocannoniere proprio di quella Triestina targata Buffoni) in qualità di Direttore Sportivo.

Il mercato è turbolento: arrivano in prova decine di giocatori, ma a metà Agosto la squadra è al completo. Salvo poi essere stravolta ben presto dopo la sconfitta in Coppa Italia con il Padova.

Ma la squadra inizia bene il campionato di B, con un pareggio col Bologna e una vittoria sull’Avellino. Ma alla terza giornata, dopo una preventivabile sconfitta con l’Atalanta, arriva il primo scossone: Calori e Buffoni vengono cacciati. Le motivazioni? La scarsa attenzione del duo verso i suoi consigli e l’eccessiva libertà serale lasciata ai giocatori («sono dei puttanieri, andrò a scovarli anche in discoteca…»).

In merito al match con l’Atalanta, poi, una marea di appunti da parte del Presidente: perchè è stato schierato Dino Baggio, nome nuovo del calciomercato estivo, quando lui aveva detto di non metterlo “perchè trattasi di un ex calciatore”? Perchè è stata schierata una formazione che puntava a non prenderle, quando “in queste tre partite avremmo dovuto fare nove punti”?

All’esonero segue la cura Tonellotto: saranno lui, in tuta da ginnastica, il cognato Meneghin e De Falco a dirigere provvisoriamente gli allenamenti. In attesa che qualcuno firmi, per 40.000 euro,  il contratto di allenatore-prestanome sino a fine stagione.

In tutto questo bailamme, è il capitano Denis Godeas ad ergersi contro Tonellotto: le sue imposizioni vanno oltre il lecito, e il bomber di Medea lo ammette nemmeno troppo candidamente davanti ai microfoni dei media. “Siamo in balia delle onde. Il Presidente pensa di fare tutto da sè, spero che qualcuno gli spieghi che così fa solo danni”. La tensione sale.

Saranno infatti sette i giocatori ad andare fuori rosa in tutto (Pianu, Baù, Rigoni, Briano, Minieri, Galloppa e Godeas ) salvo poi essere reintegrati seppur pesantemente multati. La tifoseria biancorossa è infuriata soprattutto per l’esclusione del capitano e bomber Godeas, per il quale parte una crociata anti-Tonellotto persino su un quotidiano locale.

Intanto le trattative per un nuovo mister giungono a conclusione: arriva Pietro Vierchowood. Tonellotto annuncia che si tratta di una persona che si sposa bene con i suoi principi, ma soprattutto che le formazioni d’ora in poi saranno redatte dall’allenatore collegialmente con lo stesso Presidente e De Falco.

Ma all’orizzonte compare nuovamente un caso grottesco. Sabato 17 settembre, al “Nereo Rocco”, la Triestina ha giocato contro l’Albinoleffe: cinque tra giornalisti, collaboratori e fotografi del “Il Piccolo”, storico quotidiano della città giuliana, dicono di aver dovuto sborsare complessivamente 144 euro per potersi accomodare in tribuna stampa e svolgere la loro professione.

Ma non è finita qui. La partita termina 1-1, a questo punto c’è da andare in sala-stampa per le consuete interviste post-novantesimo minuto. Ma all’ingresso della sala c’è una brutta sorpresa ad attendere i giornalisti, che si materializza nelle sembianze di due giganteschi body-guard: “Siamo spiacenti, ma il presidente ha detto che i cronisti del Piccolo non sono graditi”. Il motivo di tale ostracismo? “Il Piccolo non ha pubblicato un mio comunicato e quindi sono costretto a togliere gli accrediti ai suoi giornalisti”, parola di Tonellotto. E la fuga istantanea degli altri giornalisti, in segno di solidarietà, non tarda ad arrivare.
Lo stesso Tonellotto è stato poi protagonista di un acceso confronto al “Processo di Biscardi” con Xavier Jacobelli, direttore di QS ed ex direttore di Tuttosport, Corriere dello Sport-Stadio e Il Giorno, il quale gli dice chiaramente che non sarà certo lui ad insegnare ai giornalisti del “Piccolo” come impostare il proprio giornale o come pubblicare i loro articoli.

Tonellotto imperterrito rincara la dose, affermando di pretendere un compenso per le interviste rilasciate, considerando il rapporto con i giornalisti una perdita di tempo. E nel frattempo indirizza le sue ire anche contro arbitri e tifosi, attaccati con l’appellativo di “barboni”.

Il primo mese del nuovo tecnico è positivo. Poi arrivano tre sconfitte consecutive (fra cui la batosta di Pescara, 5-1),  una vittoria con l’Arezzo e una nuova debacle col Vicenza. Per Tonellotto è troppo: altro esonero. Stavolta la colpa del mister è quella di schierare formazioni troppo prudenti, oltre al solito difetto di non seguire i consigli provenienti dall’alto (fra i quali quello di schierare Lima, difensore, nel ruolo di centravanti). Ma non basta, arriva anche un altro provvedimento: vengono dimezzati gli stipendi a tutti, tecnici, calciatori e pure ai magazzinieri, “per dare uno scossone alla squadra e far uscire le palle a chi non le ha”.

La squadra viene così affidata provvisoriamente a De Falco, che ottiene una deroga mensile, a seguito del rifiuto a tornare di Calori. Ma un nuovo colpo di scena scuote la Triestina a metà dicembre: il nuovo allenatore sarà Vittorio Russo, un’icona del calcio giuliano, colui che portò il Ponziana a vincere lo storico derby del 1974 contro la Triestina, un tecnico federale apprezzato.

La coppia De Falco-Russo porta la squadra a certi risultati apprezzabili, nulla di trascendentale, ma le prospettive di un tranquillo campionato, senza grossi patemi di retrocessione, sono alla portata. Il girone d’andata si chiude a 28 punti, nella zona medio-alta della graduatoria.

Ma l’instabilità regna sovrana. Tonellotto annuncia il suo tentativo d’acquisto del Rijeka calcio (la squadra di Fiume),  ed accenna ad un programma di sinergia con la Triestina, una sorta di società sportiva transnazionale. Ma le trattative si chiudono senza risultato alcuno. Dichiara stizzito, infine, che lui tratta solo “con persone serie”.

La presenza dell’imprenditore factotum in Tv si moltiplica, dal Processo di Biscardi, a Serie A di Bonolis, alla Domenica Sportiva: i motti, le massime, le convinzioni di Tonellotto colpiscono per quel tocco picassiano. Si ricordano frasi del tipo “Non mi ispiro a nessuno. Non credo che ci siano molte persone competenti. A casa mia se non lavori bene non solo non mi pagano, ma mi chiedono anche i danni. Questa è la logica giusta. Alcuni vogliono stravolgere questa logica. Molti presidenti di B non c’entrano nulla con lo sport e il calcio e fanno solo i faccendieri. Deve fare sport solo gente competente e seria. Con un bagno di umiltà il 50% dei problemi del calcio sarebbe risolto”; “I giocatori sono dei dipendenti. Noi diamo il 101%, loro sono solo dei viziati, capaci di chiedere soldi attraverso i procuratori. Devono essere dei seri professionisti e dimostrare l’attaccamento alla maglia”.

Il mercato di gennaio è costellato più da ombre che da luci: arrivano Allegretti, Mignani, Erpen e Marchini, sì, ma partono Godeas, Baù , Rigoni, Del Nevo, Peccarisi, Albino, Pianu, Minieri. Soprattutto la cessione di Godeas al Palermo fa rifiatare le asfittiche casse sociali, ma crea un tumulto fra la tifoseria.

Il progetto di azionariato popolare, lanciato dallo stesso Tonellotto, naufraga: vengono raccolti solo 20.000 Euro. E  crolla anche il numero dei presenti al “Rocco”. Ma la prima di ritorno vede la Triestina annichilire il Bologna, riaccendendo le velleità di raggiungimento del sesto posto. Velleità, appunto: vane speranze.

Iniziano inoltre ad affiorare problemi economici-giudiziari per il Presidente: il 2 febbraio si dimette dalla carica (pur restando proprietario) per una condanna non del tutto scontata per bancarotta fraudolenta del 1995 (2 anni e 2 mesi), la quale lo inibiva a ricoprire cariche all’interno di qualsiasi società. Il nuovo Presidente nominato è la moglie olandese Jeannine Koevoets.

Il 4 febbraio, nella partita interna con la Cremonese persa 1-3, la contestazione dei tifosi si infiamma, con numerosi striscioni contro Tonellotto e lo sciopero del tifo per 10 minuti. Il risultato è un nuovo ribaltone: via Russo, ecco arrivare Andrea Agostinelli, dalla scuderia della Gea.

Ma tiene banco ancora la questione societaria. Tonellotto e la Triestina vengono deferiti dalla Commissione Discipinare della Figc perché l’immobiliarista ha ricoperto cariche societarie nonostante la condanna suddetta.  Si ipotizza una penalizzazione, ma la Commissione decide infine per una multa alla società di 50.000 euro e per l’interdizione a Tonellotto di ricoprire cariche societarie e federali fino al marzo 2008.

Il 3 marzo, dopo un controllo fiscale alla società alabardata, scatta la richiesta di chiarimenti per l’acquisto di immobili ed hotel da parte del club, e parallelamente per il trasferimento di soldi  dalle casse biancorosse a quelle di un’altra società dell’ex Presidente Tonellotto. Il Tribunale Civile di Trieste, ascoltando la neo Presidente Jeannine Koevoets decide, dopo tre ore di camera di consiglio, di commissariare la Triestina.

Tonellotto viene anche denunciato dal Comune di Trieste, per aver dichiarato il falso all’inizio della sua avventura giulana: disse di non essere mai stato coinvolto in guai giudiziari precedentemente, mentre in realtà aveva già fatto fallire due società immobiliari negli anni ’90.

Il 10 aprile 2006 finisce l’incubo della Triestina. La famiglia Fantinel rileva la squadra, che si salva tutto sommato senza patemi, e dice addio all’imprenditore spregiudicato che l’aveva portata sull’orlo del fallimento.

Ma dopo nemmeno un anno e mezzo, Tonellotto riappare nel mondo del calcio. Tramite Gullo, osservatore del Milan per il ponente ligure, porta a termine l’acquisto della Sanremese (Serie D) nell’agosto del 2007. Le altre squadre sono già in ritiro da un mese, ma l’imprenditore non lesina promesse: “Lotteremo per la C2 fin da subito. L’obiettivo è giungere in Serie B in 5 anni. Chievo e Albinoleffe hanno dimostrato che con la programmazione tutto è possibile”. Visti i recenti problemi giudiziari, lascia a Gullo la presidenza (inizialmente ad interim), andando a ricoprire il ruolo di Consulente Generale, e di Responsabile dell’Area Commerciale e Personale.

La squadra, fra alti e bassi, si mantiene a metà classifica. Ma a fare notizia è sempre lui. Il 27 ottobre, patron Tonellotto viene aggredito nei pressi dello stadio comunale di corso Mazzini, da un ultra’ della Triestina, che gli ha dato una sberla strappandogli la camicia, al culmine di una violenta discussione dovuta (a detta dell’aggredito) a promesse non mantenute.

‘Ho assunto Giorgio (questo il suo nome, ndr) quando ero ancora nella Triestina – spiega Tonnellotto – Gli avevo affidato piccole mansioni, tipo accompagnare i ragazzi in giro o badare al magazzino, visto che aveva bisogno di lavorare. Malgrado fosse diffidato, come tifoso, parlai con il Questore e la polizia, garantendo per lui. Tuttavia, quando mi sono trasferito a Sanremo, lui ha perso il lavoro e quelle poche volte che l’ho incontrato mi ha sempre domandato del denaro. Io l’ho sempre accontentato, visto che non sono i cento euro in piu’ o in meno che fanno la differenza. Nel weekend, poi, lo avevo anche invitato a Sanremo ad assistere al match con l’Alessandria”.

Prosegue Tonellotto: ‘Gli ho detto di scendere a Sanremo con un mio amico imprenditore che dovevo incontrare nel fine settimana. Ieri sera abbiamo cenato tutti assieme questo mattina, quando l’ho visto arrivare ed ho capito l’antifona, ovvero che voleva chiedermi dei soldi, ne e’ nata la discussione. Poi, mi sono allontanato. Lui e’ andato al bar dello stadio, ha iniziato ad inveire nei miei confronti e quando mi sono affacciato, ha cominciato a darmi del ‘bastardo’ e del ‘delinquente’, dicendo che non avevo mantenuto le promesse. Bel ringraziamento dopo tutto l’aiuto che gli ho dato. Domani lo querelero”.

Intanto a metà novembre la squadra protesta. Lo fa vigorosamente, con il sostegno della tifoseria. I giocatori dichiarano di non avere ancora percepito alcun rimborso spese da agosto. Dopo l’ennesime promessa non mantenuta da Tonellotto, l’intero gruppo della prima squadra fa le valigie. La Sanremese rimane con la squadra juniores e pochi altri elementi. Intanto si dimette l’allenatore Biffi, che dice di vantare crediti per 60.000 euro fra stipendi non pagati e contanti immessi nella società, e si dimette anche il Presidente Gullo, accusato da Tonellotto di avere falsificato alcuni documenti. Il dirigente accompagnatore Fameli rincara la dose, vantando anch’egli crediti e accusando l’imprenditore di non aver speso un euro dal suo arrivo a Sanremo.

Nuovo presidente della Sanremese diventa Carlo Barillà, già alla guida dell’altra società calcistica cittadina, la Carlin’s Boys, e addentro alla politica matuziana. Sarà lui il nuovo braccio destro di Tonellotto, il suo nuovo “complice” come avranno modo di dire più volte i tifosi più accesi. Tonellotto intanto, con l’arrivo delle prime pesanti sconfitte, si defila, ma la contestazione monta, con l’esposizione di uno striscione che reca la scritta “Tonellotto vattene e chiedi scusa” in casa e in trasferta. Anche i cori si fanno acidi e la situazione a fine 2007 è pesantissima: la società è in vendita, ma il milione di euro di debiti prodotti dalla gestione Tonellotto dovranno essere ripianati da un eventuale nuovo acquirente. Manco a dirlo, pare che il credito di 350 mila euro che l’ex presidente della Sanremese Pianese vanta nei confronti di Tonellotto per la vendita delle quote societarie, non sono stati mai pagati.

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