Storia: l’indice delle vicende della Sanremese Calcio

10 gennaio 2009

I testi che vi proponiamo di seguito, sono una sintesi tratta da “Sanremo Biancazzurra – Il romanzo della Sanremese” di Sergio Sricchia e Bruno Monticone (1999). In essi è narrata la storia della società matuziana dalle origini fino al 1998.  I brani successivi sono un resoconto di Gerson Maceri.

Per facilitarvi la navigazione fra le pagine della storia biancoazzurra, vi proponiamo un utile indice. Per consultare la sezione che vi interessa, basterà cliccare il testo “Disponibile” che si trova a fianco di essa.

 

La storia della Unione Sportiva Sanremese Calcio 1904 – Indice

1911: nasce la sezione “calcio”. Prima vittoria.

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1920: la Sanremese Calcio nell’ombra dell’ULIC.

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1929: il campo, una necessità reclamata a lungo.

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1934: affiliazione alla FIGC e mercato esotico.

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1935-37: due promozioni per conquistare la B.

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1937-40: tre grandi stagioni nella B delle big.

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1940: gli anni di guerra fra Serie C e Juventus.

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1945: finita la guerra, ancora caccia alla Serie B.

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1952: la “splendida follia” della C a girone unico.

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1958-74: il declino nell’oblio del calcio regionale.

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1974-79: rinascita e cavalcata verso la Serie C1.

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1979-87: il sogno della C travolto dal fallimento.

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1987-98: all’inferno e ritorno, la scalata alla C.

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1998-00: addio precoce alla C2 fra mille illusioni.

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2000-04: fattore C, la Sanremese torna in C2.

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2004-07: l’illusione della C1 e la realtà della D.

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2007-08: ancora retrocessione e fallimento.

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Storia: ancora una retrocessione, ancora un fallimento

10 novembre 2008

Con la retrocessione in Serie D, si aprono scenari cupi. Il Presidente Pianese annuncia il suo disimpegno economico nella società di Corso Mazzini e la volontà di mandare in campo gli juniores nella stagione 2007/2008. Sembra l’inizio della fine.

Ma giunge a Sanremo un imprenditore che sembra avere le caratteristiche giuste per una pronta risalita: Flaviano Tonellotto. Leggi il seguito di questo post »


Storia: svanisce il sogno C1, torna l’incubo D

14 dicembre 2007

La stagione 2004-05 in C/2 deve portare alla Sanremese una salvezza tranquilla. In panchina è riconfermato il contestato Soda, la rosa viene arricchita dal centravanti Pelatti, dal play-maker Pessotto, dal matuziano doc Bianchi e da Padoin, che vanta una breve militanza nell’Empoli in serie A. In Coppa Italia però arriva una vittoria in sei gare.

In campionato, dopo quattro giornate la Sanremese ha un solo punto. La quinta, con la polemica che sale alta fra i tifosi, diventa decisiva. Di scena a Sanremo la Pro Sesto. Che sbaglia un rigore sullo 0-0 al 66’, e che ne regala un altro alla Sanremese dieci minuti dopo, che Pelatti però trasforma dopo una ribattuta.

Da qui comincia una scalata memorabile, che porta addirittura la Sanremese al primo posto della C/2 a metà girone di ritorno. Poi i problemi societari, con Ruggieri che non trova l’accordo col Casinò e il Comune, una presunta persecuzione arbitrale, le squalifiche… E’ storia recente.

La Sanremese chiude al sesto posto, fuori dai play-off che avrebbe meritato più di chiunque altro, a causa della sconfitta nello scontro diretto all’ultima giornata a Valenza (0-3 con 150 tifosi biancoazzurri al seguito).


Storia: dopo un lungo e travagliato percorso, è ancora C2

14 dicembre 2007

E’ una estate giocoforza rovente quella che segue la retrocessione. La Sanremese rischia nuovamente di sparire, ma grazie al solito gruppo di imprenditori locali capeggiati da Cichero e Dolzan, la squadra si iscrive alla Serie D 2000-01.

La squadra, a fine agosto, è ancora da costruire. Fortuna che arriva un attaccante svincolato, Orazio Millesi, che con i suoi 16 goal si rivelerà lieta sorpresa di stagione. La Sanremese, senza preparazione ed allestita in una settimana con ciò che passa il convento, attacca subito la vetta.

A dicembre, col Derthona primo a 27 punti e la Sanremese seconda a 24, si profila un nuovo scontro al vertice. Ma non è così. Cichero chiede al gruppo Cavallo di cedere le sue quote, ma il piemontese tentenna. La Sanremese, in segno di protesta, svincola tutti i giocatori e gioca un manipolo di partite con la Juniores.

Quando finalmente la cessione arriva, e i giocatori in gran parte tornano, il treno per la C/2 è già passato ed anzi, la salvezza affannosa giunge solo a due giornate dalla fine.

L’anno successivo, 2001-02, la squadra si riorganizza. Ma sono Savona ed Ivrea a dominare la scena. La Sanremese arriva quinta, un buon quinto posto, targato Prunecchi, Modenese, Iannolo. Un’altra squadra operaia che dà filo da torcere anche all’Ivrea capolista all’ultima giornata (1-2 al “Comunale” contestatissimo), ma che manca di qualcosa per fare il vero salto di qualità.

La Serie D 2002-03 nasce però sotto i migliori auspici: arriva a Sanremo un nuovo gruppo dirigenziale, solido ed ambizioso, capeggiato dall’imprenditore edile Giuseppe Ruggieri. All’inizio, la collaborazione con il gruppo dirigenziale locale pare funzionare, la campagna acquisti concertata con Cichero porta a Sanremo i promettenti bomber Lupo, Criniti e Protti, ma con i primi risultati scadenti, crollano le certezze.

Alla prima giornata, la Sanremese cade a Cappiano Romaiano per 1-0 in Toscana. Lo stupore (apparso alla fine ingiustificato visto il primo posto dell’outsider terribile) e la vergogna per tale sconfitta, portano Ruggieri ad esonerare il tecnico delle “mille promozioni”.

In panchina viene chiamato Fausto Silipo, ex Palermo in Serie A. Trova una squadra a pezzi, carente, che a gennaio si tenta di correggere con l’apporto di Calabria e Gambardella.

Ma la sua cura funziona: dai bassifondi, la Sanremese risale vittoria su vittoria, macina gioco spettacolare e trova nell’argentino Trimarchi, in Galoppo ed altri gregari una squadra tutto cuore e cervello. E l’aggancio in extremis al terzo posto che vale ampiamente i play-off è cosa fatta!

Vittoria con la Massese in semifinale, e finale a Sansovino. Basta un pareggio, ma all’86’ è Fatone a congelare i 50 tifosi matuziani giunti in provincia di Arezzo. Niente promozione. Il 2003-04 è ancora in Serie D.

La Sanremese è la favorita insieme alla Massese, senza dubbio. Annovera l’esperto Biffi in difesa, Rotoli in porta, Santini centravanti e Fruzza in regia. E’ un braccio di ferro fantastico. La Sanremese è in testa, ma col pareggio nel derby con la derelitta Imperia (0-0 al “Comunale”), il vento cambia.

Lo scontro diretto con i toscani al “Comunale”, in diretta su Rai Sport Sat davanti a 3000 persone (800 da Massa), vede la Massese trionfare 2-0. Per la Sanremese è notte fonda. Silipo tenta di rianimare la squadra ma alla ventitreesima giornata viene clamorosamente avvicendato dal Direttore Generale Antonio Soda. In poco tempo, la squadra perde il treno del primo posto ma si qualifica ai play-off, elimina la Sestese in semifinale e solo con un eurogol di Gambardella (ironia della sorte, l’autore dell’errore difensivo che era costato l’anno prima la promozione) al 94’ piega la Lavagnese in finale. E’ grazie a quel tanto atteso goal che la Sanremese ottiene la sospirata C/2 tramite ripescaggio!


Storia: una C2 appena assaporata lascia il posto alla D

14 dicembre 2007

La conferma in panchina di Cichero è la prima base su cui si fonda la stagione biancoazzurra. In porta è arrivato Bozzini, dalla Sardegna l’esterno destro Scanu. La formazione è pressoché quella che ha vinto il CND.

L’esordio del campionato 1998-99 è confortante: 1-0 al Comunale contro l’Albinoleffe con rigore di Bifini. Poi sei pareggi e una flessione pesante. Flessione che, alla diciottesima giornata, induce Bella all’esonero di Cichero e a chiamare a Sanremo Salvatore Di Somma, sergente di ferro ex Avellino, amante del 3-5-2 e della disciplina. E con lui, la Sanremese pericolosamente scesa negli inferi della zona play-out si risolleva. Grazie ad una difesa rocciosa ed imperniata su Bozzini, Bertolone, Vecchio, Baldisserri e Luceri, ai dodici goal di Lerda, ed anche all’innesto del centrocampista sinistro Benjamin Clement, i biancoazzurri si salvano con diverse giornate di anticipo, chiudendo in una più che onorevole decima posizione.

La stagione successiva, 1999-00, si apre con l’ormai classico ribaltone societario: alla Sanremese approda il gruppo Cavallo, imprenditore di Mondovì. Organizzazione seria, obiettivi ambiziosi (“La Serie C/1 da raggiungere in due o tre anni”), campagna acquisti apparentemente vincente: arriva il tecnico Masi, miracoloso nella salvezza del Pontedera l’anno prima, poi il bomber Mosca, il giovane marcantonio Tozzi Borsoi, il fantasista veneto Tomaselli, i mediani Figaia e Lorenzini, il terzino sinistro Borghi, fra gli altri.

In Coppa Italia tutto pare filare liscio (pareggio con lo Spezia subito in extremis al “Comunale”, vittoria esterna sul Modena), ma in campionato, fra sfortuna, squalifiche ed infortuni, è un calvario.

Tre sconfitte consecutive, fra cui un derby ad Imperia, poi la prima vittoria a Vercelli dopo sette giornate, bissata subito all’ottava col Novara. Sembra l’inizio della rinascita, ma si rivelerà presto un fuoco di paglia. La Sanremese naviga fra ultima e penultima posizione per tutto il torneo, e a nulla valgono il duplice cambio di allenatore (Viviani, poi a sua volta cacciato per il ritorno di Masi) e la campagna di rafforzamento col ritorno di Lerda e l’arrivo di Minetti.

All’ultima giornata, la Sanremese ultima gioca in casa con l’Alessandria seconda e tranquilla, la Rondinella penultima con lo Spezia già promosso. I biancoazzurri devono vincere, i fiorentini perdere. Ma al 75’, quando la Sanremese vince 1-0 e sull’altro campo si è ancora sullo 0-0, Baldisserri segna un autogol, con un colpo di testa all’indietro che supera Bozzini in uscita da 25 metri e si infila beffardo dopo vari rimbalzi in rete. E’ 1-1 a Sanremo, 0-0 per la Rondinella. La Sanremese retrocede proprio nell’anno che doveva essere del rilancio, al coro “Vergogna, vergogna” dei tifosi.


Storia: all’inferno e ritorno, la rabbiosa scalata della nuova Sanremese

14 dicembre 2007

L’estate del 1987 è amarissima. Il calcio che conta, a Sanremo, sparisce. Certo, rimangono le altre due piccole realtà cittadine, la Carlin’s Boys e il Sanremo ’80, ma la prima con la sua vocazione ai giovani non ha le basi per diventare la nuova Sanremese, la seconda rifiuta seccamente nonostante la cronica mancanza di tifosi e la presenza, più o meno mascherata, di Gianni Borra nel direttivo e di ex biancoazzurri in rosa quali De Luca e Pietropaolo.

Per il Prof. Stefano Ferrari, storico dirigente biancoazzurro, non rimane altro che mobilitare tutte le sue conoscenze, amicizie sportive e politiche per compiere il miracolo. Bisogna costruire un club nuovo di zecca, che non abbia a che fare nulla con la vecchia società per evitare i problemi fallimentari (gli ingenti debiti) e che possa contare sull’appetito Stadio Comunale.

Ma i miracoli a volte accadono: Domenico Colucci, Silvano Griguolo, Marcello Cordone (ex giocatore della Sanremese negli anni ’50), Giancarlo Fogliarini, Eugenio Di Meco, Domenico Vellante, Augusto Porzio (per lunghi anni dirigente della vecchia Sanremese), Bruno Borgotallo (già presidente nella Serie D 1968-69), Beppe De Marchi e naturalmente il “regista” di tutto Stefano Ferrari, danno vita al nuovo “Sanremese Football Club 1904”.

Cadendo nel solito equivoco, che vuole la società fondata nel 1904, sette anni prima della sua effettiva nascita. Ma sono dettagli, ciò che conta è che finalmente il biancoazzurro possa uscire dagli uffici giudiziari e tornare in campo. E con Di Meco Presidente e Cichero allenatore-giocatore, questo diventa realtà: si riparte con la Terza Categoria.

Quello del 1987-88 è il primo campionato di Terza Categoria interamente imperiese, con squadre neonate come la Coldirodese e la Poggese ’87, e blasonate, come l’Imperia ’87, fallita l’estate precedente proprio come la Sanremese. E’ tutto sommato un buon campionato, la Sanremese arriva a vantare fra gli 800 e i 900 spettatori per i match di cartello, va in fuga nonostante qualche scivolone pericoloso (0-1 con la Poggese con goal di Giancarlo Calabria), ma l’Imperia rimane in agguato. E fa bene.

Nella Sanremese, nei primi sei match, gioca titolare Spano, proveniente dalla Carlin’s Boys. Ma il suo tesseramento risulta essere irregolare. E i sei punti conquistati con lui in campo vengono sottratti alla Sanremese. Col risultato che i “cugini” raggiungono in vetta proprio i biancoazzurri. Serve dunque lo spareggio per decidere chi sarà promosso in Seconda Categoria. Il teatro è il solito Sclavi di Arma, la cornice di pubblico è spaventosa (oltre 3000 persone), e la partita rispetta le previsioni. Dopo 90’, le squadre sono ancora inchiodate sullo 0-0. Sono necessari dunque i tempi supplementari. E al 114’ arriva il goal di Di Mari, imperiese di nascita, ma che indossa la casacca biancoazzurra. La Sanremese ha vinto, con merito, ed è promossa.

Poco dopo anche l’Imperia verrà ripescata, ma ciò non toglie nulla alla Sanremese. “La vittoria in quel campionato di Terza Categoria fu la nostra impresa più difficile”, dirà anni dopo Cichero.

1988-89, laa squadra matuziana si ripete anche in Seconda. Arriva dalla Poggese il duo d’attacco MoragliaCalabria, e per le avversarie non c’è nulla da fare: ancora una volta la Sanremese diventa un caso nazionale per le sue 23 vittorie consecutive. La Rai decide pure di effettuare un collegamento col campo di gioco di Cisano, dove c’è la Sanremese, con l’inviato Piero Chiambretti per una trasmissione domenicale.

La Prima Categoria del 1989-90 è un’altra cavalcata trionfale, condotta sempre da Cichero in panchina e con l’aiuto dei due “nuovi” acquisti: Enrico Vella e Fabrizio Gatti.

La Promozione del 1990-91, però, è altra cosa rispetto agli anni precedenti. E’ il vertice del calcio ligure, c’è il derby acceso con il Sanremo 80, c’è una Cairese che con Enrico Vella in campo spadroneggia e vince anche a Sanremo con goal di Spatari. La Sanremese chiude terza, per la prima volta dopo la rifondazione sveste i panni del leader. Ma non quelli della squadra-promozione: in quell’anno infatti viene istituito il nuovo campionato d’Eccellenza ligure, che farà da cuscinetto fra Promozione e Interregionale. E i biancoazzurri, col terzo posto, sono promossi di diritto!

Per puntare in alto bisogna concentrare però le energie e le risorse. Ed è per questo che dopo anni di dinieghi e campanilismi, Sanremo 80 e Sanremese FC firmano l’atto di fusione. E’ il 6 luglio 1991, le firme sono quelle di Fogliarini e Borra. Nasce così l’attuale Unione Sportiva Sanremese Calcio, che disputa il campionato di Eccellenza.

Il 1991-92 è un altro campionato trionfale, gestito con un gioco spettacolare e un bomber di razza, quel Luca Spatari che un anno prima nella Cairese aveva spento i sogni di primato biancoazzurro. Il salto nel CND, Campionato Nazionale Dilettanti, è cosa fatta. Ma anche a livello dirigenziale non mancano le sorprese: il nuovo numero uno ridiventa infatti Gianni Borra, il presidente della C1 degli anni ’80.

1992-93: la società si rafforza, mentre partono, con destinazione Cuneo, Cichero (per dissidi con lo stesso Borra), Baldisserri e Vernice. In panchina è chiamato Tonelli, ex bomber degli anni ’60 della Sanremese, ma i risultati stentano ad arrivare. Il girone di andata rimane comunque migliore di quello di ritorno, ma il settimo posto finale senza infamia né lode non gratifica nessuno. Anzi, Borra getta addirittura la spugna.

Nel 1993-94, la società passa nelle mani degli imprenditori armesi De Pasquale e Bassi. I nuovi proprietari richiamano in panchina Franco Rondanini, tecnico che già in C/1 aveva saputo conquistarsi l’affetto dei tifosi. Ma la squadra non va, la Sanremese è una sorta di stazione ferroviaria con giocatori che arrivano dal Sud in prova e pochi che realmente si fermano a giocare in Riviera. A febbraio viene richiamato in panchina Tonelli, ma le cose non cambiano. All’ultima giornata, contro il Bra, la Sanremese si gioca la salvezza. Deve vincere e sperare in una serie di risultati positivi dagli altri campi. Ma ciò non succede: i biancoazzurri perdono 1-0, si salvano lo stesso Bra e il Cuneo per la classifica avulsa.

La Sanremese, dopo anni di successi, retrocede in Eccellenza.

E in società si prepara l’ennesimo colpo di scena. Borra riprende in mano “ad interim” la società. Chiama Pignotti in panchina, ma dopo un inizio sfolgorante (tre vittorie consecutive), la corsa si interrompe. E il presidentissimo, allora, richiama in panchina Moroni, un suo fedelissimo. Ma a metà stagione accade ancora un ribaltone. Borra cede la società a Leonardo Scarzella, medico torinese, che richiama in panchina Cichero, a fianco di Moroni. E’ una stagione di transizione, dalla quale parte la ricorsa per quella successiva, il 1995-96, l’”Eccellenza dei record”.

Ritornano nomi importanti, quali Baldisserri e Piccareta dall’Imperia, ma è in cabina di regia che la Sanremese trova il suo asso: è Stephan Lerda, che ha giocato nel Bordeaux anche al fianco di Zinedine Zidane. 30 partite, 24 vittorie e 6 pareggi: la Sanremese smonta presto le velleità dell’Imperia, seconda, e vola nuovamente nel CND. Ma stavolta con la voglia di esserne protagonista.

Per il campionato 1996-97 arrivano l’ala Lamberti, il centravanti Zaniolo e anche Lerda, che trasferitosi in estate allo Spezia in C/1, non aveva avuto gli spazi sperati. Ma è il campionato delle toscane: vince il Viareggio, con 71 punti, secondo arriva il Castelnuovo con 70. La Sanremese, terza con 60 punti, partecipa e stravince i platonici play-off, ma la gloria è rimandata alla stagione successiva.

1997-98: è ancora CND, ma stavolta è soprattutto Sanremese. Col ritorno di Spatari, l’arrivo del portiere Nioi, i difensori Tibaldo e Graziani, il giovane Siciliano dall’Ospedaletti (che a 16 anni aveva rifiutato il trasferimento al Milan!) e Di Loreto e Bifini dal mercato autunnale, i biancoazzurri sono un rullo compressore.

Perdono la vetta solo all’ottava giornata, a vantaggio del Camaiore, ma la riprendono all’undicesima non mollandola più. Saranno 13 alla fine i punti di vantaggio sulla Pavullese seconda e 17 sul Camaiore terzo. La classifica cannonieri è vinta, guarda caso, da un “fedelissimo” come Giancarlo Calabria con 15 reti.

La coda al campionato è velenosa: le polemiche a livello dirigenziale trovano sbocco solo ad agosto, con la cessione della società a Piergiorgio Bella, farmacista di origini piemontesi, mentre la Poule Scudetto, competizioni fra le vincenti dei nove gironi di Serie D, è vinta dal Giugliano in finale proprio contro la Sanremese: 1-2 in terra campana, 0-1 al “Comunale”. Ma poco importa: la Sanremese torna fra i professionisti, in C/2.


Storia: l’uragano D’Antuono cancella il sogno della C, è fallimento

14 dicembre 2007

E anche stavolta saranno sei gli anni magici di C/1, come sei furono quelli di Serie C a girone unico. Avversari prestigiosi (Bologna, Parma, Livorno, Atalanta, Triestina, Piacenza, Padova, Brescia), certo, ma la Sanremese non è la vittima sacrificale, anzi, già al primo anno di C/1 corre un piacevolissimo rischio non calcolato.
La matricola che aveva nell’obiettivo una salvezza tranquilla, comincia la sua avventura con tre vittorie consecutive.

Poi arriva una flessione, quasi fisiologica, prima dell’impetuoso finale, che la porta al quarto posto, dietro solo a Varese e Rimini (promosse) e Forlì. Dove sarebbe potuta arrivare quella Sanremese, acquisendo la convinzione di lottare un po’ prima per la Serie B? Nessuno ha una risposta, ovviamente, ma ciò che è sicuro è che in quel finale di torneo 1979-80 la Sanremese sta meglio di tutte le altre concorrenti e pratica anche il gioco indubbiamente migliore.

Le stagioni successive non si rivelano altrettanto magiche, se si eccettua una partecipazione ad una particolare Coppa Europea: ottavo posto nel 1980-81 con 37 punti (promosse Reggiana e Cremonese con 46), tredicesimo posto nel 1981-82 con 30 punti (promosse Atalanta e Monza con 49 e 47), dodicesima piazza nel 1982-83 che vale la salvezza solo per la classifica avulsa (retrocede il Piacenza), quattordicesimo posto nel 1983-84 con soli 29 punti (in B Parma e Bologna), altro dodicesimo posto nel 1984-85 con 32 punti; ultimo, drammatico posto e retrocessione infine nel campionato 1985-86, solo 17 punti, che fruttano il ritorno il Serie C/2. Non è un caso che il disimpegno di Borra dalla società, con l’arrivo di Sciolli, sia giunto nel 1984.

Da segnalare due episodi unici che hanno avuto come minimo comun denominatore la squadra di Forlì e come vittima sempre la Sanremese: il primo si consuma il 4 novembre 1979. Quella mattina, i giocatori biancoazzurri scendono nella hall di un hotel forlivese pallidi e col volto sofferente. La causa è da ricercare in un piatto di tortellini avariati mangiati forse la sera prima. Lo stesso pomeriggio, in condizioni menomale, la squadra matuziana perde ovviamente 2-0 di fronte ai padroni di casa. Che a fine campionato arrivano terzi, due punti sopra la Sanremese. Il Rimini campione dista alla fine invece soli tre punti. Maledetti tortellini!

Due anni dopo invece la malasorte conta fino ad un certo punto. Sempre a Forlì si gioca un incontro fra i padroni di casa, lanciati all’inseguimento della Serie B, e la Sanremese, in rimonta e soli tre punti indietro. I matuziani vincono 1-0, goal di Melillo al 75’ nonostante siano ridotti in 10 uomini. Peccato che l’allenatore sanremese, Giancarlo Danova, faccia un cambio all’89’, dopo averne già effettuati due prima, limite massimo del regolamento di allora. I dirigenti forlivesi colgono in fallo il mister, sporgono reclamo ed ottengono sette giorni dopo la vittoria a tavolino.

L’errore di Danova diventa un caso nazionale, finendo addirittura alla “Domenica Sportiva”. Ma ciò che è più importante, la Sanremese subisce un contraccolpo psicologico durissimo, rallentando la sua marcia e chiudendo come già detto precedentemente solo in ottava posizione.

Ma torniamo alla storia lasciando gli aneddoti. Il campionato di C/2 del 1985-86 vede una grande sorpresa al timone della Sanremese: Dino Sciolli, infatti, sfiduciato, cede la presidenza a Giuseppe D’Antuono, l’anno prima alla guida dell’Omegna che aveva portato al fallimento.

Persona affabile, che cura l’immagine, che solletica l’immaginazione. Arriva davanti allo stadio con una Ferrari Testarossa promettendo la Serie B in tre anni, vantando l’illustre amicizia con Trapattoni e rassicurando tutti. Acquista la Sanremese per un miliardo e cinquanta milioni delle vecchie lire, passività incluse, ma Dino Sciolli non riceverà che una misera rata da venti milioni!

Alla guida tecnica dell’ormai bagnarola biancoazzurra si succedono quattro tecnici: Zara, Caramanno, Perani e Moroni. Ma i risultati non arrivano. Gli stipendi non vengono percepiti, e addirittura Perani viene sfrattato dall’alloggio messogli a disposizione dalla società nel Residence Portosole.

La squadra è nel caos. Emblematico è il viaggio in Sardegna, a Sassari, per giocare contro la Torres (2-2, per i sardi a segno anche un giovanissimo Zola). D’Antuono noleggia un aereo executive con il quale porta la squadra da Albenga ad Alghero, e lì l’aereo resto fermo tre giorni in attesa di riportare a casa la Sanremese.

Un tocco decisamente da grande club. Peccato che la fattura della compagnia aerea, circa 34 milioni di lire, non troverà mai nessuno disposto a pagarla. E il passivo della società ora ammonta a 800 milioni, una voragine.

La rosa si disgrega. Capitan Cichero, il giovane Baldisserri, Bordon, il bomber Bizzarri… Tutti sono in contrasto con la società. D’Antuono deferisce pure la metà dei giocatori al Collegio Disciplinare della Lega di Serie C per eccessi di vita notturna, scarso rendimento, scarsa puntualità agli allenamenti e altre amenità del genere.

La Sanremese è una polveriera, ormai. E il penultimo posto, con 26 punti, è conseguenza logica di una annata balorda, che porta in dote, il 15 luglio del 1987, anche il fallimento dopo la mancata iscrizione alla Serie D.